Regia, Sceneggiatura: Massimiliano Mauceri
Anno: 1999
Formato: 16mm
Durata: 16' 30''
Produzione: Massimiliano Mauceri Con Il Contributo Dell'azienda Regionale
Per Il Diritto Allo Studio Di Firenze
Operatore: A. Manfredi Urbini
Direttore della Fotografia: A. Manfredi Urbini
Edizione: Francesca Sorelli
Musiche: Fabrizio De Andrè, Schumann, Maurilio Rossi
Montaggio: Valerio Bonelli
Suono Presa Diretta: Steve Marks
Truccattrice: Roberta Bonini
Attori: Mauro Battistoni, Pier Luigi Zollo, Valentina Bennati, Beppe Adduci,
Elisabetta Magnani, Raffaele Iammarino, Vanni Pestelli, Mario Perri, Fabrizio Schirano, Emanuele Gullotto

Sinossi

Il film La scacchiera trae spunto dalle riflessioni nate dopo la lettura del libro di poesie Non cancellatemi realizzato dagli ospiti dell'O.P.G. (ospedale psichiatrico giudiziario) di Montelupo fiorentino. Il titolo stesso è ripreso da uno dei componimenti di questa raccolta. La poesia è quella appunto intitolata Scacchiera di cui è autore Emilio. Da questa parte e si sviluppa l'idea del film. Il cortometraggio non vuole offrire una rappresentazione didascalica del carcere ma essenzialmente esistenziale. Intende avvicinarsi alla situazione di estremo disagio fisico e psicologico rappresentato dal carcere in sintonia con l'atmosfera che si respira intorno alla poesia. Come in quest'ultima così nel film la rappresentazione della scacchiera che, inevitabile, si staglia nella cella diviene momento ed occasione di ricordi unici e di labili appigli alla vita: Attraverso queste sbarre s'affaccia il sole formando una scacchiera. Ed è appunto il flashback cinematografico che trascina i pensieri del protagonista al di fuori di quella cruda realtà verso un passato che presto diverrà presente, verso la donna amata che sogna di riabbracciare, verso il tempo di un’ulteriore rivincita. Il carcere provoca, suscita sentimenti che difficilmente vengono contenuti; ma il carcere nel contempo prevale, esiste, è reale e concreto. Il film non parla di colpe, di errori, di ragioni o di torti. Parla del carcere, della cella che racchiude una esistenza che trova speranza di nuova vita nella forma geometrica. Il film cerca di sottolineare questa ambivalente atmosfera: l'asprezza della prigione, non tanto attenuata, quanto, per brevi improvvisi momenti,
sospesa da fuggevoli ricordi ed accennate speranze. Il film non indaga sulla personalità dei due detenuti, non commenta i fatti di cui sono stati autori, non si sofferma sulle cause che hanno determinato questa condizione. Affiorano nel film i sentimenti di esistenziale condizione della vita di carcere: la reclusone, la privazione della libertà personale e la speranza di una vita futura, diversa.

 

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